Iniziamo

pubblicato in data 1 dicembre 2018

Quando si riceve qualcosa di prezioso bisognerebbe voler fare tutto il possibile per poterlo valorizzare.

Preziose infatti sono le conoscenze e le competenze che mio padre nel tempo mi ha trasmesso, insieme all’amore per questo mestiere e per le cose fatte bene. Responsabilità è farle poi fruttare e far sì che non si sviliscano, perché nella società di oggi, che tende sempre più all’omologazione, si corre il rischio di annullarsi in un modo d’essere imposto da fuori di noi, che segue logiche commerciali che ci impoveriscono culturalmente e umanamente. La nostra ricchezza invece – e questa cosa è vera quanto mai in Italia – sta in quelle antiche identità particolari, e quella varietà che sola è tanto foriera di bellezza, e di vitalità, tanto che può rendere un viaggio un’avventura e una continua esperienza che ci arricchisce e ci rende felici e colmi di soddisfazione.

Coltiviamo la nostra varietà, nel solco della tradizione e del lavoro che i nostri padri hanno fatto per noi. Cerchiamo nuove strade con le opportunità che la modernità e la tecnologia ci consentono.

La tecnologia è infatti opportunità di crescita, di scambio, di comunicazione, di accesso a conoscenze, materie prime, ecc. è un potere immenso nelle nostre mani. Bisogna saper usarlo in modo fecondo e costruttivo.

Ma il modello che si sta imponendo ci costringe a compromessi sempre più grandi, portando la qualità dei nostri prodotti a livelli sempre più bassi, e ci si fa la lotta sul prezzo più basso e ci fa inseguire sconti e facendoci assomigliare tutti, gli uni agli altri. Nostre sicurezze sono i nostri supermercati di fiducia, coi prodotti che ci propongono negli ordinati scaffali della grande distribuzione.

Quello che conta è produrre di più, vendere di più, al prezzo sempre più conveniente, e comprare quello che anche gli altri comprano.

Ma non deve a tutti i costi funzionare così. Anzi , se entri in questo sistema di cose, il sistema stesso finisce per stritolarti, e quel che è peggio, intristirti. Quante attività commerciali oggi chiudono a causa di questo stato di cose, quanta gente non ama più il proprio lavoro.

Occorre da un lato sapersi differenziare, e dall’altro saperlo farlo bene.

Poi, certamente, serve potere e sapere come comunicarle.

Occorre che la gente sia in grado di accoglierle e per questo deve essere messa a conoscenza delle differenze, va in un certo senso educata e d istruita, perché la confusione è davvero tanta e il sistema delle pubblicità ci insegna a comprare ciò che è meglio presentato e che costa meno, invece di ciò che va imparato a gustare, che ci fa bene, che ci arricchisce, e costa il giusto rapporto tra qualità e quantità , e accessibilità.

Il nostro mestiere è anche, dal mio punto di vista, un’arte: espressione di sé e passione, che parte dalla conoscenza intima della materia, e attraverso lo studio e la ricerca delle materie prime migliori, delle tecniche, lo scambio di idee e competenze, e un’esperienza fatta di ripetuti esperimenti e tentativi, tra insuccessi e buoni risultati, si arriva alla comunicazione di un’intenzione.

Si può attingere all’ enorme potenziale di risorse informative e comunicative che il nostro tempo ci mette a disposizione, e sfruttandolo adeguatamente, si possono ottenere risultasti inaspettati ed eccezionali e farli conoscere.

Ho dunque cercato di mettere a frutto l’enorme il bagaglio di ricordi, emozioni, immagini passate dagli occhi, alla mente e al cuore, e che mi hanno accompagnato nella mia crescita osservando mio padre lavorare (e seguendo tutti quei panettoni con tanta cura, che amava definire “come figli”), cercando di dare il mio apporto a questa storia.

Il nostro tempo non ci concede di stare a metà strada tra eccellenza e mediocrità, e neanche di stare fuori dalla realtà di oggi, fatta di comunicazione globale e veloce, di un pubblico competente sempre più vicino attraverso i social network, e di un sempre più

Quando ho potuto, con i tempi che i miei genitori mi hanno concesso, lasciandomi studiare prima filosofia all’Università Cattolica, poi Liuteria alla scuola civica di Milano,

Tutti i bambini hanno un eroe, e il mio eroe è sempre stato mio padre. Io volevo essere come lui, saper fare le cose che faceva lui, sapere che lui era felice di quello che diventavo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *